Giunto il biennio di celebrazioni mahleriane, è puntualmente scattata l'invasione planetaria di iniziative musical-cultural-commerciali dedicate all'evento. Ad onor del vero, l'invasione di cui sopra risulta in corso ormai da due o tre decenni, con un crescendo continuo, favorito nell'ultimo scorcio anche dal moltiplicarsi di etichette cosiddette indipendenti e dalla "discesa in campo" di orchestre di chiara fama internazionale, che producono in proprio ed a costi contenuti i cd "live" dei loro concerti. Le più attive tra queste (mi vengono in mente la Chicago Symphony, l'olandese Concertgebouw, la New York Philharmonic e la London Symphony) si sono prontamente attrezzate per l'evento, mettendo in cantiere altrettante integrali da consegnare ai posteri. Ciò detto, non è che manchino comunque "omaggi" al Nostro legati al buon vecchio filone commerciale; la Pittsburgh Symphony, ad esempio, essendo piuttosto distante dalla fama delle orchestre sopra accennate, si è dovuta cercare un contratto "vecchia maniera", ora offertole dalla casa giapponese Exton, la cui produzione si è sin qui distinta per la particolare difficoltà di reperimento (ora è finalmente approdata alle vendite via Amazon) e per la spiccata predilezione per il repertorio mahleriano. Sarà dunque Exton a distribuire l'integrale attualmente in costruzione in quel di Pittsburgh, la cui conduzione risulta affidata all'attuale direttore principale dell'orchestra, l'austriaco Manfred Honeck. Questi, già violino di fila nei Wiener Philharmoniker negli anni in cui il fratello Rainer ne era invece il Konzertmeister, ha visto decollare la propria carriera direttoriale alla soglia della cinquantina; l'incarico a Pittsburgh, recentemente prorogato fino al 2015, documenta l'affiatamento maturato con orchestra e pubblico di laggiù. Terminato l'ascolto della Prima, si può senz'altro benedire la decisione presa dalle parti. Sin dal suo esordio, la direzione di Honeck appare attentissima a valorizzare la ricchezza della partitura, portando a galla particolari raffinati, di rara bellezza ed efficacia, il tutto senza perdere d'occhio struttura ed unitarietà del "racconto" musicale, sempre vivo e vitale. Esemplare in tal senso il secondo movimento, con quell'accenno di "accelerando" iniziale che dà ancora più slancio rustico alla danza paesana che caratterizza lo Scherzo; e che dire della magia del Trio, tanto più sognante in contrasto con la ruvida energia degli episodi che lo precedono e lo seguono. E quando il gioco si fa duro (leggasi quarto movimento, Stürmisch bewegt), orchestra e direttore non deludono, accompagnando la sinfonia alla sua sfolgorante conclusione senza concedersi fronzoli o cadute di tensione. Insomma, una Prima di Mahler con i controfiocchi, di quelle che ti fanno concludere che la storia dell'interpretazione è ancora tutta da scrivere e che anche gli "outsiders" ne faranno sicuramente parte.
Sergej Mikhailovich Eisenstein (1898-1948), artista ed intellettuale poliedrico e testimone diretto della rivoluzione bolscevica del 1917, si rivolse nel 1938 una prima volta a Sergej Prokofiev per chiedergli di comporre la musica per il suo film Alexander Nevskij. Quel primo incontro professionale diede risultati così elevati che Eisenstein non potè fare a meno di ricorrere nuovamente a Prokofiev per la composizione del commento musicale alla sua opera più ambiziosa: Ivan il Terribile, il monumentale film con cui avrebbe celebrato l'epopea del primo zar di tutte le Russie, vissuto nel XVI secolo. "Ivan il Terribile" è un lavoro gigantesco, che dipinge una Russia antica, ma che lancia bagliori sinistri verso quella di Stalin. Malauguratamente il personaggio di Ivan il Terribile raccontato nel film assomiglia un po' troppo a Stalin, al punto che questi bloccò l'uscita della seconda parte del film, peraltro concepito e girato per essere un'opera unitaria, impedendo così di fatto che venisse portato a termine il progetto originario del regista, che aveva in animo di dirigere una terza parte dedicata alle vittorie della maturità di Ivan. Fu così che, benchè il lavoro fosse già stato terminato nel 1946, si dovette attendere il 1958 - vale a dire cinque anni dopo la morte dello stesso Stalin e di Prokofiev e dieci da quella di Eisenstein - per vedere l'intera opera rappresentata. Eisenstein aveva molti buoni motivi per rivolgersi a Prokofiev per le sue colonne sonore: la sua vastissima esperienza - dalla musica sinfonica e pianistica a quella da camera, dallopera lirica al balletto - aveva affinato in lui le due qualità, opposte solo in apparenza, indispensabili per scrivere musica da film: estrema flessibilità nell'adattarsi alle situazioni espressive e ferrea disciplina nel rispettare il ritmo delle successioni delle immagini. Per le musiche dell' Alexander Nevskij inoltre aveva avuto modo di sperimentare una tecnica compositiva rivelatasi assai confacente allo scopo, che consisteva nel creare tre blocchi di materiali, da utilizzare per le diverse esigenze filmiche. Nel primo blocco rientrava il materiale musicalmente più ambizioso, materiale cui si sarebbe dovuta adattare la sceneggiatura, nell'intento di esaltare al massimo le potenzialità del commento sonoro; nel secondo blocco, musica e sceneggiatura si scambiavano ruoli e preminenza, per cui era la musica ad essere scritta a misura della scena già girata; infine, nel terzo blocco rientrava lo spezzatino di piccoli réfrains e leit-motiv che di quando in quando sarebbero rimbalzati nel tessuto sonoro del film, secondo le esigenze del suo regista. Come già per l'Alexander Nevskij, la geniale coppia diede piena prova della rispettiva maestrìa, realizzando un'opera che ancora oggi non ha eguali in questa specialissima graduatoria combinata (soprattutto a causa dell'obiettiva mancanza di musici cineasti avvicinabili all'altezza del genio di Prokofiev). Purtroppo di quelle musiche Prokofiev non ebbe tempo e modo di curare suites da concerto o adattamenti comunque funzionali alla loro rappresentazione autonoma. Per poter ascoltare la musica in concerto si dovette attendere il 1961, quando Abram Stasevich (1907-1974) ne fece un oratorio. Per rappresentare in maniera esaustiva la complessa trama del trama del film d'origine, Stasevich enucleò dalla partitura originaria ventisei quadri, collegandoli tra loro con parti affidate ad una voce recitante, cui spettava il compito di narrare i cambi di scena sulla scorta di testi scritti dallo stesso Eisenstein. Il gigantesco polittico che ne derivò, pur complessivamente apprezzabile, risulta non sempre di scorrevole lettura, affaticato dagli interventi del recitante e da pezzi derivanti dalla tradizione liturgica ortodossa, musicalmente di interesse inferiore. Fu così che nel 1990 il musicologo inglese Christopher Palmer curò una riedizione del lavoro di Prokofiev, più agile e priva del commento della voce recitante. I tredici pezzi in cui è articolata questa versione da concerto sono stati scelti ed organizzati con criteri evidentemente meno esaustivi riguardo alla trama del film di provenienza, ma rispettandone struttura e successione temporale. Le forze cui è stata affidata la prima incisione di questa nuova versione, di seguito proposta, sono le stesse che ne hanno patrocinato la prima esecuzione assoluta, avvenuta a Londra il 28 febbraio 1991: Linda Finnie è il contralto, Nikita Storojev il basso-baritono; Philharmonia Chorus e Philharmonia Orchestra sono affidate alle cure di Neeme Järvi.
1 Overture - Ouvertüre; Ouverture
2 Il mare russo - Russian Sea - Russisches Meer - La mer russe; 3 Le nozze - Wedding - Die Hochzeit; Noces: i) Allegro fastoso ii) Andante iii) Allegro fastoso
4 L'incendio - Fire - Das Feuer - L'incendie; 5 Tartari e cannonieri - Tartars and Canoneers - Die Tataren und die Kanoniere- Tartares et canonniers: i) Allegro moderato; ii) Moderato energico;
6 La presa di Kazan - The Storming of Kazan - Die Erstürmung von Kasan - A l'assaut de Kazan
Le scene proposte sono evidentemente tratte dal film d'origine, adattate alla versione da concerto delle musiche che nella pellicola accompagnano la lunga sequenza dell'assedio e la caduta della città di Kazan, capitale dell'omonimo khanato islamico, conquistata nell'agosto del 1552 dalle truppe guidate dallo zar Ivan. Da tale successo uscì fortificata la fama di Ivan quale unificatore del popolo russo e difensore del credo cristiano.
7 La malattia di Ivan - Ivan's Sickness - Iwan auf dem Krankenbett - La maladie d'Ivan i) Adagio; ii) Andante sostenuto;
8 Alla Corte polacca - At the Polish Court - Am polnischen Hof - La cour de Pologne; 9 Anastasia;
10 La canzone del castoro - Song of the Beaver (Ephrosynia's Lullaby) - Lied des Bibers (Ephrosynias Wiegenlied) - La chanson du castor (Berceuse d'Ephrosynia); 11 Il banchetto - The banquet - Das Festessen - Le banquet: i) Allegro ben ritmato, feroce; ii) Allegro moderato; iii) Allegro ben ritmato.
Le "istantanee" proposte si riferiscono anche in questo caso alle sequenze commentate dalle musiche qui proposte nella versione da concerto. Nella sequenza in bianco e nero, gli attori Serafina Birman e Pavel Kadochnikov impersonano rispettivamente Efrosinia Staritskaya e suo figlio Vladimir, che i nobili boiardi vorrebbero come zar, vista la sua inettitudine che ne agevolerebbe la manovrabilità da parte di questi ultimi. Efrosinia, zia di Ivan, canta una ninna nanna al proprio figliolo, invero cresciutello, in cui si narra delle peripezie del cacciatore per accapararsi la pelle del castoro, metafora dietro la quale neppure tanto nascostamente viene fatta intravvedere a Vladimir la necessità di ricercare in un'azione di forza la soluzione alle proprie ambizioni di potere. La sequenza successiva, popolata di danze e canti sfrenati, si rifà al banchetto indetto da Ivan, che - subodorato il tradimento - fa ubriacare il cugino Vladimir fino a farlo confessare i propri propositi complottistici. Questi, in preda ad una trance indotta dall'alcool e dall'eccezionale carisma soggiogante di Ivan, lascia che gli vengano indossate le vesti regali e si appresta a divenire vittima sacrificale della vendetta dello zar. Strepitosa la presenza scenica ed il magnetismo del protagonista, l'attore Nicolaj Cerkasov.
12 Assassinio nella Cattedrale - Murder in the Cathedral - Mord in der Kathedrale - Le meurtre dans la cathédrale.
Ecco una significativa aggiunta di Palmer alla partitura ricavata da Stasevich che, piuttosto inspiegabilmente, non ha ritenuto di includere nella propria selezione il commento musicale con cui Prokofiev ha tradotto in suoni l'inquietudine di Vladimir e la drammatica conclusione del suo maldestro "golpe". Il tema della nenia del castoro viene qui ripreso e sviluppato dal coro a bocca chiusa con un crescendo inquietante, di sicuro effetto cinematografico, il cui culmine coincide con la discesa del colpo mortale, con cui il sicario - ignaro dello scambio di persona - toglie la vita al cospiratore. Ho ripreso la sequenza originale (anche questa, come la scena del banchetto che la precede, girata sulla pellicola a colori proveniente dal bottino di guerra sequestrato ai nazisti), che potrete comunque rivedere ed "ascoltare" nei suoi suoni originali al link http://www.youtube.com/watch?v=ALbxsm27ojw
E' arrivato al capolinea anche il 2009, anno che difficilmente rimarrà nella memoria come il migliore della decade che si conclude stasera. Il 2010 sarà l'anno della svolta per la nostra esangue economia? Non possiamo che augurarcelo tutti insieme. Nel frattempo, l'anno nuovo che viene non può non essere celebrato musicalmente; in attesa dell'appuntamento "cult" viennese, mi sono preso il gusto di mettere insieme alcune proposte "festaiole" che possano dare un respiro più internazionale alla celebrazione dell'"anno che verrà". Aprirei quindi, doverosamente, con un'ouverture, quella scritta nel 1956 da Leonard Bernstein per la sua operetta "Candide". Eiji Oue, allievo di Bernstein, dirige la Filarmonica di Osaka, ad accomunare idealmente gli estremi di Oriente ed Occidente, i primi e gli ultimi a festeggiare l'Anno che viene.
Ed ora qualche "jokes" da primo dell'Anno. Festosa ed inusuale è sicuramente la "Grand, Grand Ouverture" del britannico Malcolm Arnold, anch'essa datata 1956. Nell'organico orchestrale vengono annoverate tre aspirapolvere, una lavapavimenti e quattro fucili, dediti - questi ultimi - ad eliminare i suonatori dei primi, con intuibile effetto comico per il pubblico, peraltro ben testimoniato dalla registrazione qui proposta, tratta dalla Last Night of the Proms 2009. David Robertson dirige la BBC Symphony Orchestra; "solisti" d'eccezione Jiří Bělohlávek, Goldie, Jennifer Pike alle aspirapolvere e sir David Attenborough alla lavapavimenti.
Più elegante, ma di facile presa è il Valzer composto da Dmitri Shostakovich, inserito nella sua Suite per orchestra da varietà (per lungo tempo conosciuta come Seconda suite jazz), composta in epoca non ben identificata, ma comunque posteriore al 1956. Kubrick fece di questo pezzo l'asse portante della colonna sonora del suo ultimo film, "Eyes wide shut", conferendogli una notorietà sino ad allora sconosciuta. Marin Alsop dirige l'orchestra del Concertgebouw di Amsterdam.
Dall'est europeo, arriva anche la prossima proposta. Simon Rattle dirige la Berliner Philharmoniker nella Rapsodia rumena n. 1, op. 11 di George Enescu, datata 1901.
In rappresentanza dell'America latina, ecco il Danzon n. 2 del messicano Arturo Márquez, classe 1950. Gustavo Dudamel dirige l'Orchestra Giovanile Venezuelana Simon Bolivar.
Per chiudere, un giusto tributo alla tradizione, che mi porta a proporre un brano d'archivio dell'unico ed inimitabile Neujahrkonzert, nella sua edizione 2006, anno in cui sul podio dei Wiener Philharmoniker si esibì Mariss Jansons. Si tratta della Kunstler-Quadrille, scritta da Johann Strauss Jr. in evidente omaggio ai padri della musica. Riconoscibilissimi brani composti da Mozart, Weber, Beethoven, Paganini, Mendelssohn e via discorrendo. Buon ascolto, e che vi giunga il mio personale augurio di un fulgido 2010.
Negli ultimi tempi ho trascurato il blog più del dovuto e faccio ammenda, fiducioso di poter riprendere al più presto il discorso in maniera più continuativa. Non potevo comunque ignorare l'opportunità datami dal Natale per inviare una cartolina musicale a tutti coloro che ancora si prendono la briga di curiosare in queste pagine. Fedele ai miei princìpi, eccomi quindi a proporvi una composizione poco conosciuta di un autore ancora troppo poco conosciuto: si tratta della fantasia sinfonica "Die Natali, op. 37" (non è tedesco, è latino...); commissionata a Samuel Barber dalla Koussevitzky Music Foundation e dedicata alla memoria di Sergei e Natalie Koussevitsky, ebbe la sua première in Boston sotto la direzione di Charles Munch il 23 dicembre 1960. Sono i Christmas carols a farla da padrone e gli esperti di tale genere non si faranno sfuggire le citazioni, letterali o variate, dei carols "O come, O come, Emmanuel" "Lo, how a rose e'er blooming", "God rest you merry, gentlemen", "Good King Wenceslas", oltre ai più noti "Silent Night", "Adeste fideles" e "Joy to the world" con cui si conclude in gloria la composizione. Marin Alsop dirige la Royal Scottish National Orchestra.
Più intima la gioia evocata dalla nascita del Bambino e celebrata da Ottorino Respighi ne "L'adorazione dei Magi", secondo "quadro" del Trittico Botticelliano, composto nel 1927. Qui non siamo di fronte ad un pout-pourri natalizio, ma ad una composizione originale, nelle cui battute conclusive però Respighi, nell'intento di descrivere la devozione dei Magi per il Bambino, non ha resistito alla tentazione di far ricorso ad una citazione "in punta di piedi" del celeberrimo "Tu scendi dalle stelle", composto nel 1755 da Alfonso Maria de' Liguori ed entrato nella tradizione popolare, dove permane a pieno diritto.
"Una meravigliosa trasfigurazione musicale dell'amore in tutte le sue forme. Un amore che cambia forma e colore come una nuvola nella bocca del vento, al tramonto. Ecco cos'è innanzitutto la "Sinfonia Lirica" di Alexander Zemlinsky. Un immenso affresco di note e di colori orchestrali, di misticismo, di tensione emotiva e di sognante abbandono. Un mondo dove il canto e la musica si fondono in perfetta comunione, come la voluttà di due corpi che si spogliano o di due anime che si ascoltano rispecchiandosi l'una nell'altra. Un bellissimo ciclo di lieder orchestrali per soprano, baritono ed orchestra, con i testi colmi di lirismo e sensualità del grande poeta Rabindranath Tagore.
"Ich bin friedlos", sono irrequieto. È con queste parole che la sinfonia spalanca il suo sipario ai paesaggi più reconditi dell'anima e del desiderio. Il baritono intona il suo impulso alla trascendenza in un canto colmo di tensione come un orizzonte carico di nubi. Tensione che si sublima in tinte orchestrali feroci, in un incessante turbinio emotivo e musicale, coi colori cupi e sfavillanti di timpani, violini ed ottoni e le note taglienti di un flauto che richiama quella "sete di cose lontane" che mai nessuna vicinanza potrà sanare. La tensione emotiva si stempera in una maliziosa innocenza nel secondo brano "Mutter, der junge Prinz", dove il soprano celebra in modo etereo e sognante la sua ansia d'amore per il giovane principe, che passerà col suo cocchio sotto le finestre della giovane donna. Un canto a tratti estatico e sensuale, a tratti ironico e disincantato, ma che cresce improvvisamente in un "fortissimo" orchestrale spaventoso. Qualcosa che irrompe dentro e che non si può più trattenere. È come se si rompessero le dighe dell'anima e le parole dei cantanti si spegnessero nel silenzio di un bacio, con l'orchestra a rovesciare rabbiosamente ondate di suoni a coprire la sensualità di questo silenzio.
L'atmosfera trasfigura ulteriormente in "Du bist die Abendwolke", dove il paesaggio musicale si stempera in toni mistici e profumati come l'incenso, dove l'erotismo è dipinto dal timbro sensuale del corno inglese, mentre il baritono intona appassionato: Tu sei la nube della sera che vaga nel cielo dei miei sogni. Un lied erotico e cullante, opulentemente raffinato come un giardino traboccante di palme, di felci, di ninfee, di fior di loto. Un canto coi colori intensi di un tramonto, che prelude al clima notturno del quarto lied del ciclo, "Sprich zu mir, Geliebter". L'atmosfera è qui rarefatta, spettrale a tratti, con il violino a fare da alter-ego al soprano in un sensuale dialogo con se stessi, prima ancora che con l'altro. "Parlami, amore mio", e l'invocazione tremante del soprano sale al cielo quasi come una preghiera, una supplica, per poi spegnersi amaramente nel finale: Il giorno verrà e ci guardaremo negli occhi, prima che ognuno segua il suo cammino. Alla quiete estatica di questo lied, si contrappone fortemente "Befrei' mich von den Banden", dove su un tappeto di timpani e trombe, il baritono proclama Liberami dai lacci della tua dolcezza, e lascia che io ti possa offrire il mio cuore di uomo reso libero. Il canto più breve, rabbioso, violento, come un vortice che trascina verso l'abisso della fine dell'amore. Ed è così, nel sesto brano, "Vollende denn das letzte Lied", la risposta del soprano è gelida, e la musica affonda come la passione verso quegli abissi dove non c'è più nessuna luce a riscaldarti.
La sinfonia si chiude in una atmosfera di serena accettazione, ma non priva di brividi di sensualità, con "Friede, mein Herz". E' come se, dopo una tale tempesta di emozioni, il cielo dell'anima si spalancasse su colori celesti, e raggi di luce filtrassero tra nubi che si inseguono veloci come ricordi sul filo del pensiero. Lascia che l'amore si fonda con la memoria e il dolore divenga canto. E il ricordo e l'amore a perpetuarsi in una lunga e vibrante coda orchestrale, senza più parole."
Ich bin friedlos, ich bin durstig nach fernen Dingen. Meine Seele schweift in Sehnsucht, Den Saum der dunklen Weite zu berühren. O großes Jenseits, o ungestürmes Rufen Deiner Flöte. Ich vergesse, ich vergesse immer, Daß ich keine Schwingen zum Fliegen habe, Daß ich an dieses Stück Erde gefesselt bin Für alle Zeit.
Ich bin voll Verlangen und wachsam, Ich bin ein Fremder im fremden Land; Dein Odem kommt zu mir Und raunt mir unmögliche Hoffnungen zu. Deine Sprache klingt meinem Herzen vertraut Wie seine eig'ne. O Ziel in Fernen, o ungestümes Rufen deiner Flöte. Ich vergesse immer, ich vergesse, Daß ich nicht den Weg weiß, Daß ich das beschwingte Roß nicht habe.
Ich bin ruhlos, ich bin ein Wanderer in meinem Herzen. Im sonnigen Nebel der zögernden Stunden Welch gewaltiges Gesicht von dir wird gestaltet In der Bläue des Himmels. O fernstes Ende, o ungestümes Rufen deiner Flöte. Ich vergesse, ich vergesse immer, Daß die Türen überall verschlossen sind in dem Hause, Wo ich einsam wohne, o fernstes Ende, O ungestümes Rufen deiner Flöte.
Non ho pace, sono assetato di cose lontane. La mia anima si trascina nel desiderio di toccare il limite della vastità oscura. O immenso al di là, come è forte il richiamo del tuo flauto! Io dimentico, dimentico sempre, che mi mancano le ali per volare, che a questo pezzo di terra sono incatenato per sempre.
Sono pieno di desiderio e vigilo attento, Straniero in terra straniera; mi giunge il tuo respiro e mi sussurra speranze irrealizzabili. La tua lingua suona familiare al mio cuore come la sua stessa lingua. O meta lontana, come è forte il richiamo del tuo flauto! Io dimentico, dimentico sempre, che non conosco la via, che non possiedo un alato destriero.
Sono inquieto, sono un viandante nel mio cuore. Nella nebbia assolata delle ore morte Che possente visione di te prende forma Nell'azzurro del cielo. O lontanissima fine, come è forte il richiamo del tuo flauto! Io dimentico, dimentico sempre, che le porte sono tutte serrate nella casa, dove vivo in solitudine, O lontanissima fine, come è forte il richiamo del tuo flauto!
Festival Mahler a Lipsia - 28.05.2011
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Stasera la rassegna mahleriana di Lipsia arriverà al capolinea della
propria presenza web - come detto, domani sera il Festival chiuderà i
battenti riprop...