Preso nuovo slancio da un bel pomeriggio musicale trascorso con Roberto Mastrosimone, dedico a lui (ed a tutti coloro che avranno la compiacenza di leggere queste righe) un intrattenimento musicale di fine anno, che trae principale ispirazione dagli spunti emersi nel corso delle chiacchiere amichevoli fatte l'altro giorno. Restando a temi più seriosi, propongo l'ascolto del primo movimento "Andante comodo" dalla Nona sinfonia in re maggiore di Gustav Mahler, in un'interpretazione che ho trovato estremamente interessante e significativa, specie se rapportata all'esecuzione di Eschenbach cui ci siamo dedicati l'altro giorno. Si tratta di una registrazione "live" risalente al marzo del 1971, uscita solo alcuni anni fa grazie all'iniziativa editoriale della BBC, titolare di un profondissimo archivio di esecuzioni dal vivo, alcune di impressionante livello artistico e per lo più rimaste senza seguito commerciale. Operazione altamente meritoria, tanto più quando porta la testimonianza di un compositore-direttore, praticamente assente dalle sale di registrazione: il "nostro" Bruno Maderna, qui sul podio della BBC Symphony Orchestra. Tempi dilatati, come quelli di Eschenbach, ma supportati da una tensione ed una cura che portano ad un risultato interpretativo che i critici anglosassoni hanno giustamente definito da "hair-rising".
Più frivolo - ed in linea con il clima festaiolo - il secondo spunto; una "Sheherazade" un pochino fuori dal grande giro del jet set discografico ma di ottimo livello, oltre che di eccellente rapporto qualità-prezzo. Dopo due assaggini per me utili a documentare la mia personale predilezione per gli effettacci delle percussioni (non sarà difficile individuare a quale tra questi strumenti mi riferisca in questo caso), propongo l'intero quarto movimento per stimolare un giudizio più consapevole. Lascio ai volenterosi il compito di indovinare gli interpreti...
Non esiste Capodanno che si rispetti senza valzer di Strauss. E, allora, eccolo:
Vabbè, ora ecco lo Strauss "titolare". Per ricordare un direttore d'orchestra recentemente scomparso, lontano magari dall'apprezzamento del pubblico da "salotti buoni" ma vicino al cuore della gente, ecco di Johann Strauss Figlio il "Kaiser-walzer" nell'interpretazione della Cincinnati Pops Orchestra diretta da Erich Kunzel.
Sergej Mikhailovich Eisenstein (1898-1948), artista ed intellettuale poliedrico e testimone diretto della rivoluzione bolscevica del 1917, si rivolse nel 1938 una prima volta a Sergej Prokofiev per chiedergli di comporre la musica per il suo film Alexander Nevskij. Quel primo incontro professionale diede risultati così elevati che Eisenstein non potè fare a meno di ricorrere nuovamente a Prokofiev per la composizione del commento musicale alla sua opera più ambiziosa: Ivan il Terribile, il monumentale film con cui avrebbe celebrato l'epopea del primo zar di tutte le Russie, vissuto nel XVI secolo. "Ivan il Terribile" è un lavoro gigantesco, che dipinge una Russia antica, ma che lancia bagliori sinistri verso quella di Stalin. Malauguratamente il personaggio di Ivan il Terribile raccontato nel film assomiglia un po' troppo a Stalin, al punto che questi bloccò l'uscita della seconda parte del film, peraltro concepito e girato per essere un'opera unitaria, impedendo così di fatto che venisse portato a termine il progetto originario del regista, che aveva in animo di dirigere una terza parte dedicata alle vittorie della maturità di Ivan. Fu così che, benchè il lavoro fosse già stato terminato nel 1946, si dovette attendere il 1958 - vale a dire cinque anni dopo la morte dello stesso Stalin e di Prokofiev e dieci da quella di Eisenstein - per vedere l'intera opera rappresentata. Eisenstein aveva molti buoni motivi per rivolgersi a Prokofiev per le sue colonne sonore: la sua vastissima esperienza - dalla musica sinfonica e pianistica a quella da camera, dallopera lirica al balletto - aveva affinato in lui le due qualità, opposte solo in apparenza, indispensabili per scrivere musica da film: estrema flessibilità nell'adattarsi alle situazioni espressive e ferrea disciplina nel rispettare il ritmo delle successioni delle immagini. Per le musiche dell' Alexander Nevskij inoltre aveva avuto modo di sperimentare una tecnica compositiva rivelatasi assai confacente allo scopo, che consisteva nel creare tre blocchi di materiali, da utilizzare per le diverse esigenze filmiche. Nel primo blocco rientrava il materiale musicalmente più ambizioso, materiale cui si sarebbe dovuta adattare la sceneggiatura, nell'intento di esaltare al massimo le potenzialità del commento sonoro; nel secondo blocco, musica e sceneggiatura si scambiavano ruoli e preminenza, per cui era la musica ad essere scritta a misura della scena già girata; infine, nel terzo blocco rientrava lo spezzatino di piccoli réfrains e leit-motiv che di quando in quando sarebbero rimbalzati nel tessuto sonoro del film, secondo le esigenze del suo regista. Come già per l'Alexander Nevskij, la geniale coppia diede piena prova della rispettiva maestrìa, realizzando un'opera che ancora oggi non ha eguali in questa specialissima graduatoria combinata (soprattutto a causa dell'obiettiva mancanza di musici cineasti avvicinabili all'altezza del genio di Prokofiev). Purtroppo di quelle musiche Prokofiev non ebbe tempo e modo di curare suites da concerto o adattamenti comunque funzionali alla loro rappresentazione autonoma. Per poter ascoltare la musica in concerto si dovette attendere il 1961, quando Abram Stasevich (1907-1974) ne fece un oratorio. Per rappresentare in maniera esaustiva la complessa trama del trama del film d'origine, Stasevich enucleò dalla partitura originaria ventisei quadri, collegandoli tra loro con parti affidate ad una voce recitante, cui spettava il compito di narrare i cambi di scena sulla scorta di testi scritti dallo stesso Eisenstein. Il gigantesco polittico che ne derivò, pur complessivamente apprezzabile, risulta non sempre di scorrevole lettura, affaticato dagli interventi del recitante e da pezzi derivanti dalla tradizione liturgica ortodossa, musicalmente di interesse inferiore. Fu così che nel 1990 il musicologo inglese Christopher Palmer curò una riedizione del lavoro di Prokofiev, più agile e priva del commento della voce recitante. I tredici pezzi in cui è articolata questa versione da concerto sono stati scelti ed organizzati con criteri evidentemente meno esaustivi riguardo alla trama del film di provenienza, ma rispettandone struttura e successione temporale. Le forze cui è stata affidata la prima incisione di questa nuova versione, di seguito proposta, sono le stesse che ne hanno patrocinato la prima esecuzione assoluta, avvenuta a Londra il 28 febbraio 1991: Linda Finnie è il contralto, Nikita Storojev il basso-baritono; Philharmonia Chorus e Philharmonia Orchestra sono affidate alle cure di Neeme Järvi.
1 Overture - Ouvertüre; Ouverture
2 Il mare russo - Russian Sea - Russisches Meer - La mer russe; 3 Le nozze - Wedding - Die Hochzeit; Noces: i) Allegro fastoso ii) Andante iii) Allegro fastoso
4 L'incendio - Fire - Das Feuer - L'incendie; 5 Tartari e cannonieri - Tartars and Canoneers - Die Tataren und die Kanoniere- Tartares et canonniers: i) Allegro moderato; ii) Moderato energico;
6 La presa di Kazan - The Storming of Kazan - Die Erstürmung von Kasan - A l'assaut de Kazan
Le scene proposte sono evidentemente tratte dal film d'origine, adattate alla versione da concerto delle musiche che nella pellicola accompagnano la lunga sequenza dell'assedio e la caduta della città di Kazan, capitale dell'omonimo khanato islamico, conquistata nell'agosto del 1552 dalle truppe guidate dallo zar Ivan. Da tale successo uscì fortificata la fama di Ivan quale unificatore del popolo russo e difensore del credo cristiano.
7 La malattia di Ivan - Ivan's Sickness - Iwan auf dem Krankenbett - La maladie d'Ivan i) Adagio; ii) Andante sostenuto;
8 Alla Corte polacca - At the Polish Court - Am polnischen Hof - La cour de Pologne; 9 Anastasia;
10 La canzone del castoro - Song of the Beaver (Ephrosynia's Lullaby) - Lied des Bibers (Ephrosynias Wiegenlied) - La chanson du castor (Berceuse d'Ephrosynia); 11 Il banchetto - The banquet - Das Festessen - Le banquet: i) Allegro ben ritmato, feroce; ii) Allegro moderato; iii) Allegro ben ritmato.
Le "istantanee" proposte si riferiscono anche in questo caso alle sequenze commentate dalle musiche qui proposte nella versione da concerto. Nella sequenza in bianco e nero, gli attori Serafina Birman e Pavel Kadochnikov impersonano rispettivamente Efrosinia Staritskaya e suo figlio Vladimir, che i nobili boiardi vorrebbero come zar, vista la sua inettitudine che ne agevolerebbe la manovrabilità da parte di questi ultimi. Efrosinia, zia di Ivan, canta una ninna nanna al proprio figliolo, invero cresciutello, in cui si narra delle peripezie del cacciatore per accapararsi la pelle del castoro, metafora dietro la quale neppure tanto nascostamente viene fatta intravvedere a Vladimir la necessità di ricercare in un'azione di forza la soluzione alle proprie ambizioni di potere. La sequenza successiva, popolata di danze e canti sfrenati, si rifà al banchetto indetto da Ivan, che - subodorato il tradimento - fa ubriacare il cugino Vladimir fino a farlo confessare i propri propositi complottistici. Questi, in preda ad una trance indotta dall'alcool e dall'eccezionale carisma soggiogante di Ivan, lascia che gli vengano indossate le vesti regali e si appresta a divenire vittima sacrificale della vendetta dello zar. Strepitosa la presenza scenica ed il magnetismo del protagonista, l'attore Nicolaj Cerkasov.
12 Assassinio nella Cattedrale - Murder in the Cathedral - Mord in der Kathedrale - Le meurtre dans la cathédrale.
Ecco una significativa aggiunta di Palmer alla partitura ricavata da Stasevich che, piuttosto inspiegabilmente, non ha ritenuto di includere nella propria selezione il commento musicale con cui Prokofiev ha tradotto in suoni l'inquietudine di Vladimir e la drammatica conclusione del suo maldestro "golpe". Il tema della nenia del castoro viene qui ripreso e sviluppato dal coro a bocca chiusa con un crescendo inquietante, di sicuro effetto cinematografico, il cui culmine coincide con la discesa del colpo mortale, con cui il sicario - ignaro dello scambio di persona - toglie la vita al cospiratore. Ho ripreso la sequenza originale (anche questa, come la scena del banchetto che la precede, girata sulla pellicola a colori proveniente dal bottino di guerra sequestrato ai nazisti), che potrete comunque rivedere ed "ascoltare" nei suoi suoni originali al link http://www.youtube.com/watch?v=ALbxsm27ojw
Per quanto il talento musicale non possa certo definirsi una qualità trasmissibile ereditariamente tout court, sin dai tempi di Bach non mancano comunque ottimi esempi di figli capaci di emulare le gesta dei padri, se non persino di superarle. Il direttore d'orchestra estone Neeme Järvi da sempre si è distinto per l'attività frenetica condotta in più continenti (attualmente risulta ricoprire le seguenti cariche: Chief Conductor dell'olandese Residentie Orkest (Den Haag), Conductor Laureate della New Jersey Symphony Orchestra, Music Director Emeritus della Detroit Symphony Orchestra, Principal Conductor Emeritus dell'Orchestra Sinfonica di Göteborg, primo direttore ospite della Japan Philharmonic Orchestra ed, infine, Conductor Laureate della Royal Scottish National Orchestra). L'instancabile dedizione che ha sempre contraddistinto il suo operato, accompagnata da una passione smisurata per la propria "missione", lo ha portato ad esplorare nella sua carriera ultra-quarantennale un repertorio di una vastità davvero impressionante, con esiti artisticamente sempre validi, se non eccellenti. Al suo personalissimo Guinness, Neeme Järvi ha aggiunto anche un curioso primato: due, dico due figli direttori d'orchestra, Paavo e Kristjan, avuti dalla moglie Liilia, così come la figlia Maarika, apprezzata flautista. Il quarantasettenne Paavo già da otto anni figura alla guida di una delle più importanti orchestre d'America, la Cincinnati Symphony. Con un padre così debordante, il buon Paavo non potevo certo fermarsi qui; ed ecco quindi due prestigiosi incarichi in Europa, alla Radio di Francoforte ed alla Deutsche Kammerphilharmonie Bremen. Con quest'ultima compagine sta ultimando un'integrale discografica delle sinfonie beethoveniane molto apprezzata dalla critica. Eccone un esempio, tratto dalla Quinta sinfonia.
Il fratello Kristjan, di dieci anni più giovane, oltre che per il "vizietto" di famiglia, si è presto segnalato per la creazione dell' Absolute Ensemble, formazione ibrida creata da Kristjan stesso a New York, ospite di numerosi festival (ricordiamo la sua recente e applaudita partecipazione a Settembre Musica di Torino), con un repertorio che non conosce confini, spaziando da Frank Zappa a Goran Bregovic, coniugando musica occidentale, improvvisazione jazzistica, tradizione araba ed ebraica. Come detto, questo hobby non gli ha impedito di segnalarsi come promettentissimo direttore, conseguendo così vari incarichi, l'ultimo dei quali con la Tonkünstler Orchestra di Vienna. Anche l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI ne ha apprezzato le qualità in più di un'occasione. A questo proposito, ecco un saggio di quelle qualità trasversali di cui si faceva cenno. Il breve brano è intitolato Route 66 (1999) e lo si deve all'estrosa inventiva dello statunitense Michael Daugherty, classe 1954.
Per chiudere, un doveroso omaggio alla terra d'origine di questa famiglia, l'Estonia. Non perdetevi l'ascolto del primo movimento (Lento, energico) della Terza Sinfonia (1942) di Eduard Tubin. Kristjan Järvi dirige la BBC Philharmonic Orchestra.
Riservo a Busoni la copertina di un nuovo filone di interventi, dedicato a quei musicisti che, per scelta o più spesso per necessità, hanno dovuto proseguire la propria attività in una nuova patria, lontana dalle proprie radici natali. Ferruccio Busoni, nato ad Empoli nel 1866 da madre triestina per metà tedesca e da padre italiano, l'una pianista e l'altro clarinettista, fu avviato agli studi musicali molto presto, divenendo pianista di grande fama già in patria; l'attività di composizione restava però la prediletta, ma anche la più avara di successi. In cerca di nuovi stimoli e riconoscimenti, iniziò a girare il mondo ricoprendo incarichi di insegnamento a Vienna, Lipsia, Helsinki, per approdare al conservatorio di Mosca nel 1890 e quindi a Boston l'anno successivo. L'autentica svolta intervenne però nel 1894 quando, abbandonato l'insegnamento, si stabilì a Berlino, eletta a città d'adozione. Il temporaneo rientro in Italia, con l'incarico di direttore del Conservatorio Giovanni Battista Martini di Bologna, coincise con un'ulteriore cocente delusione, in quanto la disorganizzazione totale del conservatorio e l'arretratezza culturale che sperimentò lo indusse a chiudere precocemente l'esperienza. Per sfuggire alle insidie della prima guerra mondiale, scelse di trasferirsi a Zurigo. Fu questo un periodo proficuo, in cui fece amicizia con il pittore Umberto Boccioni. Terminato il conflitto, Busoni, seppur incerto sull'opportunità di un suo rientro a Berlino, vista la situazione politica che andava delineandosi, venne convinto in tal senso dall'offerta di una classe di composizione da parte di Leo Kestenberg (già suo allievo di pianoforte, divenuto esponente di spicco fra gli intellettuali della Repubblica di Weimar) oltre che dall'immane esigenza di riappropriarsi della sua casa, in cui si trovavano custoditi i preziosi quadri e libri da lui collezionati nel corso degli anni. Berlino divenne così la sua dimora definitiva, sino alla morte avvenuta nel 1924. Il suo amore per l'Italia non venne mai rinnegato, come attesta quanto scritto nella lettera all'amico Arrigo Serato, risalente al giugno 1920, di cui riporto un breve brano: Finora, per diverse ragioni, l'avevo negletta [la Germania], per non dire evitata. Non voglio tediarti con l'enumerare le tante forme di simpatia, d'impazienza, di rimprovero, di fiducia con le quali mi si esorta a rivenire. E non ci si ferma a parole; mi si offre la scelta di qualunque posizione o intrapresa ch'io proponga o desideri. In primo luogo un posto all'Accademia dello Stato, per la suprema classe di Composizione, posizione di prima autorità, indipendente da qualunque superiore e da ogni prescrizione. Se una cosa simile fosse avvenuta a Roma, non avrei indugiato un secondo a decidermi.
Busoni compositore viene associato con maggiore frequenza alla musica scritta per il teatro (solo quattro opere in verità: Die Brautwall (La sposa sorteggiata), Turandot, Arlecchino e l'incompiuta Doktor Faust) ed a quella per pianoforte, cui deve tuttora la sua fama, caratterizzata da un felice connubio tra il rigore derivantegli dallo studio approfondito di Bach e la padronanza della tecnica trascendentale lisztiana. La sua opera sinfonica più nota resta il monumentale "Concerto per pianoforte, orchestra e coro maschile op. 39"(1905), opera fuori dagli schemi con i suoi cinque movimenti e decisamente di difficile approccio, sia per l'arditezza della scrittura pianistica, sia per la sua lunghezza, vicina ai settanta minuti complessivi. Qui Busoni strizza l'occhio alla tradizione della musica popolare del proprio paese d'origine, coniugando i ritmi di tarantella con l'esuberanza della "Bella Gigogin". Ascoltiamo questo movimento, il quarto dei cinque previsti dalla partitura, nella interpretazione dei coniugi Rozhdestvensky: Viktoria Postnikova al pianoforte, il marito Gennady sul podio dell'Orchestre National de France.
Tanzwalzer op. 53, composto nel settembre 1920 subito dopo il ritorno a Berlino, chiude la serie, non nutrita invero, delle composizioni per orchestra di Busoni. Seppure l'autore ne attribuisse la suggestione alle note di Johann Strauss Jr., l'ascolto di questo brano non può non riportare alla memoria le movenze di valzer dello Strauss di Baviera.
Solo orchestrale anche la Zweite Orchestersuite op. 34a, composta nel 1895 e poi rielaborata nel 1903, portante il curioso sottotitolo Geharnischte Suite (Suite corazzata), una sorta di risposta alla straussiana «vita d'eroe», divisa in quattro movimenti dai titoli battaglieri («Introduzione», «Danza di guerra», «Epitaffio» e «Assalto»), anche troppo battaglieri rispetto a quanto evocato dalla musica. L'Assalto finale è quello che, con i suoi ritmi energici e l'incisiva orchestrazione, si merita la menzione e la lode. Anche qui, come nel brano precedente, la BBC Philharmonic Orchestra è diretta da Neeme Jarvi.
Tra i paesi appartenenti all'area baltica, un ruolo di primo piano nel campo della musica cosiddetta "seria" va riservato alla piccola Estonia. Mossi i primi passi tra le due guerre mondiali grazie ad esponenti come Heino Eller ed Eduard Tubin, la musica di origine estone ha quindi trovato la notorietà internazionale nell'ultimo scorcio del Novecento, sulla spinta di nomi come Erkki-Sven Tüür ed Arvo Pärt, quest'ultimo considerato da più parti il più importante compositore vivente. Un exploit in piena regola, che ha avuto in Heino Eller il principale ispiratore, avendo egli stesso formato con i propri insegnamenti la successiva generazione di musicisti e dato così vita ad una sorta di scuola nazionale del Novecento, di gran valore sia per quantità che per qualità. Oggi farò da "padrino" a Lepo Sumera; nato nel 1950 e, manco a dirlo, allievo di Heino Eller, si è subito distinto per la peculiarità del proprio stile compositivo. Raffinato nel trattamento di timbri e contrasti, nelle sue sinfonie tende a sviluppare il materiale sonoro attraverso la naturale ripetizione dei temi, obbedendo ad uno schema tipico delle canzoni runiche dell'antica Estonia; ascoltate ad esempio le cicliche ondate sonore con cui si apre la Prima sinfonia (1981).
Nella loro prima esposizione, i temi, spesso assai accattivanti, partono perlopiù con sonorità al limite dell'udibile e producendo via via, con la loro ripetizione, un effetto ipnotizzante cui difficilmente ci si riesce a sottrarre; il tema di turno, ripreso dalle varie sezioni orchestrali, viene sviluppato fino al parossismo, arrivando ad un climax quasi mai liberatorio, a lasciare un senso di incompiuto, dovuto anche al progressivo depotenziamento del materiale sonoro, che ci riporta a quel senso di dondolio ipnotizzante cui facevo riferimento, che costituisce un po' il marchio di fabbrica dell'autore. Esemplare di questa tecnica compositiva la Seconda Sinfonia (1984), che ascoltiamo per intero.
Ultimo assaggio della produzione di questo compositore, purtroppo spentosi nel 2000 a soli 50 anni, è rappresentato dal finale del concerto per piano ed orchestra (1989), in cui il tema claustrofobico proposto da corno e piano, dopo un efficace gioco di accelerazioni continue, trova finalmente al suo culmine una soluzione a pieno organico. Come per gli altri estratti, l'orchestra è quella di sinfonica di Malmö, diretta da un altro orgoglioso figlio d'Estonia, Paavo Järvi. Al pianoforte, Kalle Randalu.
Celebrato persino dal logo odierno della homepage di Google, il compleanno di Igor Stravinsky si è puntualmente ripresentato per la centoventisettesima volta; e poco conta che non ci sia più nessuno a spegnere quelle candeline: che "happy birthday" sia!
Ricordiamolo con la composizione che più di tutte lo ha consegnato alla storia: "Le sacre du printemps". Salonen dirige la Los Angeles Philharmonic Orchestra in questi estratti video, che ricompongono l'intera seconda parte, sottotitolata "Le sacrifice". Per una visione ed un ascolto ottimali, consiglio sempre di migrare su YouTube ed attivare l'opzione HQ.
Infine un assaggio da una composizione più tarda e meno eseguita: l'opera-oratorio Oedipus Rex del 1927, su testi di Jean Cocteau, ispirata alla tragedia di Sofocle. Dal secondo atto, ascoltiamo le voci del soprano Gabriele Schnaut e del tenore Peter Svensson, impegnati nella scena in cui Giocasta, ancora ignara dei contorni della tragedia ed irritata con i principi che litigano, biasima gli oracoli e difende Edipo, colto dai primi sospetti. L'Orchestre de la Suisse Romande è diretta da Neeme Jarvi.
Mi permetto una veloce scorribanda sul versante dell'"accadde oggi", ispirato dal caso, che ha voluto che giusto oggi buttassi un occhio inconsapevole alla biografia di Carl Nielsen, grande sinfonista danese, contemporaneo di quel Mahler con cui ho aperto le danze, e che scoprissi così la sua data di nascita, coincidente proprio col 9 giugno, anno del Signore 1865. Nielsen, pur essendo universalmente riconosciuto come il maggior musicista danese di tutti i tempi, vede principalmente confinata la sua fama al Nord Europa ed agli U.S.A.; nei cartelloni delle stagioni concertistiche italiche risulta ancora pressochè inesistente, malgrado una sua comunque crescente fortuna discografica, legata alle integrali sinfoniche di alcune bacchette della penultima generazione (mi vengono in mente Salonen, Saraste, Vanska, oltre al più attempato Blomstedt, che ha al suo attivo addirittura due integrali). Anche Neeme Jarvi ha pubblicato negli anni '90 per la DG un'integrale di ottimo livello; proprio a lui mi affido per il doppio ascolto nielseniano prescelto, la "Marcia Orientale" e la "Danza dei guerrieri neri", numeri che rispettivamente aprono e chiudono la suite dalle musiche di scena per la commedia "Aladdin"del conterraneo Oehlenschlæger. La registrazione risale al 2006 ed è ripresa dai boschi del berlinese Waldbühne in occasione del tradizionale concerto di benvenuto all'estate. Ad eseguire questa musica di inusuale ispirazione esotica sono proprio loro, i Berliner Philharmoniker. Buon ascolto.
Festival Mahler a Lipsia - 28.05.2011
-
Stasera la rassegna mahleriana di Lipsia arriverà al capolinea della
propria presenza web - come detto, domani sera il Festival chiuderà i
battenti riprop...