giovedì 28 gennaio 2010
giovedì 31 dicembre 2009
Felice 2010!!!
E' arrivato al capolinea anche il 2009, anno che difficilmente rimarrà nella memoria come il migliore della decade che si conclude stasera. Il 2010 sarà l'anno della svolta per la nostra esangue economia? Non possiamo che augurarcelo tutti insieme. Nel frattempo, l'anno nuovo che viene non può non essere celebrato musicalmente; in attesa dell'appuntamento "cult" viennese, mi sono preso il gusto di mettere insieme alcune proposte "festaiole" che possano dare un respiro più internazionale alla celebrazione dell'"anno che verrà". Aprirei quindi, doverosamente, con un'ouverture, quella scritta nel 1956 da Leonard Bernstein per la sua operetta "Candide". Eiji Oue, allievo di Bernstein, dirige la Filarmonica di Osaka, ad accomunare idealmente gli estremi di Oriente ed Occidente, i primi e gli ultimi a festeggiare l'Anno che viene.
Ed ora qualche "jokes" da primo dell'Anno. Festosa ed inusuale è sicuramente la "Grand, Grand Ouverture" del britannico Malcolm Arnold, anch'essa datata 1956. Nell'organico orchestrale vengono annoverate tre aspirapolvere, una lavapavimenti e quattro fucili, dediti - questi ultimi - ad eliminare i suonatori dei primi, con intuibile effetto comico per il pubblico, peraltro ben testimoniato dalla registrazione qui proposta, tratta dalla Last Night of the Proms 2009. David Robertson dirige la BBC Symphony Orchestra; "solisti" d'eccezione Jiří Bělohlávek, Goldie, Jennifer Pike alle aspirapolvere e sir David Attenborough alla lavapavimenti.
Più elegante, ma di facile presa è il Valzer composto da Dmitri Shostakovich, inserito nella sua Suite per orchestra da varietà (per lungo tempo conosciuta come Seconda suite jazz), composta in epoca non ben identificata, ma comunque posteriore al 1956. Kubrick fece di questo pezzo l'asse portante della colonna sonora del suo ultimo film, "Eyes wide shut", conferendogli una notorietà sino ad allora sconosciuta. Marin Alsop dirige l'orchestra del Concertgebouw di Amsterdam.
Dall'est europeo, arriva anche la prossima proposta. Simon Rattle dirige la Berliner Philharmoniker nella Rapsodia rumena n. 1, op. 11 di George Enescu, datata 1901.
In rappresentanza dell'America latina, ecco il Danzon n. 2 del messicano Arturo Márquez, classe 1950. Gustavo Dudamel dirige l'Orchestra Giovanile Venezuelana Simon Bolivar.
Per chiudere, un giusto tributo alla tradizione, che mi porta a proporre un brano d'archivio dell'unico ed inimitabile Neujahrkonzert, nella sua edizione 2006, anno in cui sul podio dei Wiener Philharmoniker si esibì Mariss Jansons. Si tratta della Kunstler-Quadrille, scritta da Johann Strauss Jr. in evidente omaggio ai padri della musica. Riconoscibilissimi brani composti da Mozart, Weber, Beethoven, Paganini, Mendelssohn e via discorrendo. Buon ascolto, e che vi giunga il mio personale augurio di un fulgido 2010.
giovedì 24 dicembre 2009
Tanti auguri di sereno Natale.

Negli ultimi tempi ho trascurato il blog più del dovuto e faccio ammenda, fiducioso di poter riprendere al più presto il discorso in maniera più continuativa.
Non potevo comunque ignorare l'opportunità datami dal Natale per inviare una cartolina musicale a tutti coloro che ancora si prendono la briga di curiosare in queste pagine.
Fedele ai miei princìpi, eccomi quindi a proporvi una composizione poco conosciuta di un autore ancora troppo poco conosciuto: si tratta della fantasia sinfonica "Die Natali, op. 37" (non è tedesco, è latino...); commissionata a Samuel Barber dalla Koussevitzky Music Foundation e dedicata alla memoria di Sergei e Natalie Koussevitsky, ebbe la sua première in Boston sotto la direzione di Charles Munch il 23 dicembre 1960. Sono i Christmas carols a farla da padrone e gli esperti di tale genere non si faranno sfuggire le citazioni, letterali o variate, dei carols "O come, O come, Emmanuel" "Lo, how a rose e'er blooming", "God rest you merry, gentlemen", "Good King Wenceslas", oltre ai più noti "Silent Night", "Adeste fideles" e "Joy to the world" con cui si conclude in gloria la composizione.
Marin Alsop dirige la Royal Scottish National Orchestra.
Più intima la gioia evocata dalla nascita del Bambino e celebrata da Ottorino Respighi ne "L'adorazione dei Magi", secondo "quadro" del Trittico Botticelliano, composto nel 1927. Qui non siamo di fronte ad un pout-pourri natalizio, ma ad una composizione originale, nelle cui battute conclusive però Respighi, nell'intento di descrivere la devozione dei Magi per il Bambino, non ha resistito alla tentazione di far ricorso ad una citazione "in punta di piedi" del celeberrimo "Tu scendi dalle stelle", composto nel 1755 da Alfonso Maria de' Liguori ed entrato nella tradizione popolare, dove permane a pieno diritto.
Ancora, auguri di felice Natale.
sabato 10 ottobre 2009
Testo e musica - Tagore, Zemlinsky

"Una meravigliosa trasfigurazione musicale dell'amore in tutte le sue forme. Un amore che cambia forma e colore come una nuvola nella bocca del vento, al tramonto. Ecco cos'è innanzitutto la "Sinfonia Lirica" di Alexander Zemlinsky. Un immenso affresco di note e di colori orchestrali, di misticismo, di tensione emotiva e di sognante abbandono. Un mondo dove il canto e la musica si fondono in perfetta comunione, come la voluttà di due corpi che si spogliano o di due anime che si ascoltano rispecchiandosi l'una nell'altra. Un bellissimo ciclo di lieder orchestrali per soprano, baritono ed orchestra, con i testi colmi di lirismo e sensualità del grande poeta Rabindranath Tagore.
"Ich bin friedlos", sono irrequieto. È con queste parole che la sinfonia spalanca il suo sipario ai paesaggi più reconditi dell'anima e del desiderio. Il baritono intona il suo impulso alla trascendenza in un canto colmo di tensione come un orizzonte carico di nubi. Tensione che si sublima in tinte orchestrali feroci, in un incessante turbinio emotivo e musicale, coi colori cupi e sfavillanti di timpani, violini ed ottoni e le note taglienti di un flauto che richiama quella "sete di cose lontane" che mai nessuna vicinanza potrà sanare. La tensione emotiva si stempera in una maliziosa innocenza nel secondo brano "Mutter, der junge Prinz", dove il soprano celebra in modo etereo e sognante la sua ansia d'amore per il giovane principe, che passerà col suo cocchio sotto le finestre della giovane donna. Un canto a tratti estatico e sensuale, a tratti ironico e disincantato, ma che cresce improvvisamente in un "fortissimo" orchestrale spaventoso. Qualcosa che irrompe dentro e che non si può più trattenere. È come se si rompessero le dighe dell'anima e le parole dei cantanti si spegnessero nel silenzio di un bacio, con l'orchestra a rovesciare rabbiosamente ondate di suoni a coprire la sensualità di questo silenzio.
L'atmosfera trasfigura ulteriormente in "Du bist die Abendwolke", dove il paesaggio musicale si stempera in toni mistici e profumati come l'incenso, dove l'erotismo è dipinto dal timbro sensuale del corno inglese, mentre il baritono intona appassionato: Tu sei la nube della sera che vaga nel cielo dei miei sogni. Un lied erotico e cullante, opulentemente raffinato come un giardino traboccante di palme, di felci, di ninfee, di fior di loto. Un canto coi colori intensi di un tramonto, che prelude al clima notturno del quarto lied del ciclo, "Sprich zu mir, Geliebter". L'atmosfera è qui rarefatta, spettrale a tratti, con il violino a fare da alter-ego al soprano in un sensuale dialogo con se stessi, prima ancora che con l'altro. "Parlami, amore mio", e l'invocazione tremante del soprano sale al cielo quasi come una preghiera, una supplica, per poi spegnersi amaramente nel finale: Il giorno verrà e ci guardaremo negli occhi, prima che ognuno segua il suo cammino. Alla quiete estatica di questo lied, si contrappone fortemente "Befrei' mich von den Banden", dove su un tappeto di timpani e trombe, il baritono proclama Liberami dai lacci della tua dolcezza, e lascia che io ti possa offrire il mio cuore di uomo reso libero. Il canto più breve, rabbioso, violento, come un vortice che trascina verso l'abisso della fine dell'amore. Ed è così, nel sesto brano, "Vollende denn das letzte Lied", la risposta del soprano è gelida, e la musica affonda come la passione verso quegli abissi dove non c'è più nessuna luce a riscaldarti.
La sinfonia si chiude in una atmosfera di serena accettazione, ma non priva di brividi di sensualità, con "Friede, mein Herz". E' come se, dopo una tale tempesta di emozioni, il cielo dell'anima si spalancasse su colori celesti, e raggi di luce filtrassero tra nubi che si inseguono veloci come ricordi sul filo del pensiero. Lascia che l'amore si fonda con la memoria e il dolore divenga canto. E il ricordo e l'amore a perpetuarsi in una lunga e vibrante coda orchestrale, senza più parole."
Fonte: JohnofPatmos http://www.debaser.it/recensionidb/ID_6255/Alexander_von_Zemlinsky_Lyrische_Symphonie.htm
Ich bin friedlos, ich bin durstig nach fernen Dingen.
Meine Seele schweift in Sehnsucht,
Den Saum der dunklen Weite zu berühren.
O großes Jenseits, o ungestürmes Rufen Deiner Flöte.
Ich vergesse, ich vergesse immer,
Daß ich keine Schwingen zum Fliegen habe,
Daß ich an dieses Stück Erde gefesselt bin
Für alle Zeit.
Ich bin voll Verlangen und wachsam,
Ich bin ein Fremder im fremden Land;
Dein Odem kommt zu mir
Und raunt mir unmögliche Hoffnungen zu.
Deine Sprache klingt meinem Herzen vertraut
Wie seine eig'ne.
O Ziel in Fernen, o ungestümes Rufen deiner Flöte.
Ich vergesse immer, ich vergesse,
Daß ich nicht den Weg weiß,
Daß ich das beschwingte Roß nicht habe.
Ich bin ruhlos, ich bin ein Wanderer in meinem Herzen.
Im sonnigen Nebel der zögernden Stunden
Welch gewaltiges Gesicht von dir wird gestaltet
In der Bläue des Himmels.
O fernstes Ende, o ungestümes Rufen deiner Flöte.
Ich vergesse, ich vergesse immer,
Daß die Türen überall verschlossen sind in dem Hause,
Wo ich einsam wohne, o fernstes Ende,
O ungestümes Rufen deiner Flöte.

Non ho pace, sono assetato di cose lontane.
La mia anima si trascina nel desiderio
di toccare il limite della vastità oscura.
O immenso al di là, come è forte il richiamo del tuo flauto!
Io dimentico, dimentico sempre,
che mi mancano le ali per volare,
che a questo pezzo di terra sono incatenato
per sempre.
Sono pieno di desiderio e vigilo attento,
Straniero in terra straniera;
mi giunge il tuo respiro
e mi sussurra speranze irrealizzabili.
La tua lingua suona familiare al mio cuore
come la sua stessa lingua.
O meta lontana, come è forte il richiamo del tuo flauto!
Io dimentico, dimentico sempre,
che non conosco la via,
che non possiedo un alato destriero.
Sono inquieto, sono un viandante nel mio cuore.
Nella nebbia assolata delle ore morte
Che possente visione di te prende forma
Nell'azzurro del cielo.
O lontanissima fine, come è forte il richiamo del tuo flauto!
Io dimentico, dimentico sempre,
che le porte sono tutte serrate nella casa,
dove vivo in solitudine,
O lontanissima fine, come è forte il richiamo del tuo flauto!
Traduzione: Ferdinando Albeggiani
lunedì 5 ottobre 2009
Testo e musica - Manfred (Byron, Schumann, Tchaikovsky)

Ecco, si spegne il lume. Nuovamente
m'è forza rianimarlo, anche se certo
morrà di nuovo prima del mio tempo
d'insonnia... Il sonno mio - pure io dormiente -
non è sonno: è continuo (un) pensiero
ostinato
e gli occhi miei si chiudono
solo a guardarmi dentro...
Eppure io vivo. Ho l'aspetto la forma
il respiro degli uomini viventi...
Sapere è patire. Sventura
è la scienza. Coloro che più sanno
più amaramente devono
piangere il vero fato:
l'albero della scienza non fu mai
l'albero della vita.
Filosofia Meravigliosa Scienza
Conoscenza del mondo Idee sovrane
tutto provai. Tutto compresi e tutto
abbracciai col mio genio. A nulla valse.
Vano fu il tutto. Ho aiutato gli uomini
E qualcuno perfino mi aiutò.
A nulla è valso...
Bene Male Passioni Energia Vita
di che son fatti gli altri
sono per me una pioggia su la sabbia
- dopo quella mia ora innominabile. -
Non conosco terrore. Non sento
la dannazione di poter provare
paura al naturale, movimento
del cuore che batte speranza,
desiderio d'amore
nascosto per un essere terreno...
Ora... al mio compito!...
Voi, misteriose forze, spiriti
che ho cercato nelle tenebre
e nella luce,
voi che vagate sulla terra, dentro
le più sottili essenze,
abitanti le cime inaccessibili
dei monti e gli abissi
della terra e del mare,
io vi scongiuro in nome dell'incanto scritto
che a un v'asserve: destatevi!
Apparite...
Non si mostrano ancora... Per la voce
che vi comanda...
per questo segno che vi fa tremare...
per il sacro diritto dell'Eterno...
Mostratevi! Apparite, apparite!...
Se così deve essere,...
spiriti della terra e dell'aria,
voi non mi eluderete...
per un potere ancora più profondo,
per la malìa concepita in una stella
maledetta, rovina incandescente
d'un mondo distrutto
inferno errante nello spazio immenso,
per l'anatema eterno che mi pesa
terribile nell'anima,
il pensiero ch'è dentro e intorno a me,
Apparite! Ve l'ordino! Apparite!
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lunedì 31 agosto 2009
In visione e in ascolto - 2 - Lang Lang - Temirkanov
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giovedì 27 agosto 2009
In visione e in ascolto - 1. Repin-Dutoit
Buona visione.
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